

I rischi fisici rappresentano sia le minacce derivanti da eventi climatici acuti e cronici sugli asset aziendali (secondo la direttiva CSRD), sia gli agenti fisici che minacciano la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro (ai sensi del D.Lgs. 81/08).
Per chi gestisce reti elettriche, autostrade, ferrovie e nodi di telecomunicazione le due accezioni si incontrano sullo stesso asset. Un evento estremo che colpisce una sottostazione o una tratta mette a rischio l’infrastruttura, il servizio e le squadre chiamate a ripristinarlo.
La CSRD chiede di rendicontare i rischi fisici insieme ai rischi di transizione, generati dal percorso verso un’economia a basse emissioni. Per i gestori di infrastrutture critiche questa rendicontazione orienta governance, manutenzione e piani di investimento.
I temi che approfondiremo in questo articolo:
Nel linguaggio aziendale i rischi fisici appartengono a due quadri normativi distinti: il D.Lgs. 81/08 li riferisce alla salute dei lavoratori, la CSRD agli effetti del cambiamento climatico sugli asset aziendali.
Il Titolo VIII del D.Lgs. 81/08 disciplina l’esposizione del personale ad agenti come rumore, vibrazioni meccaniche, campi elettromagnetici, radiazioni ottiche artificiali e microclima.
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), Direttiva (UE) 2022/2464, riguarda invece i rischi fisici climatici che possono danneggiare impianti e reti o interromperne il funzionamento. È uno dei pilastri della normativa ESG europea, insieme alla Tassonomia UE e alla Legge Europea sul Clima.
Il microclima è il punto di contatto più evidente tra i due ambiti. Un’ondata di calore che sovraccarica una cabina elettrica porta le squadre di manutenzione a operare all’aperto in condizioni termiche estreme, proprio mentre l’impianto richiede un intervento urgente.
Per questo la prevenzione del rischio climatico sugli asset riduce anche le emergenze in cui il personale lavora sotto stress termico.
La tutela dell’infrastruttura diventa una condizione della sicurezza di chi la gestisce.
La distinzione tra rischi fisici e rischi di transizione è la base dello standard ESRS E1, il principio della CSRD dedicato ai cambiamenti climatici. Le imprese devono individuare entrambe le categorie, valutarne la rilevanza e descriverne gli effetti finanziari attesi.
La classificazione dei pericoli climatici viene dalla Tassonomia Europea, Regolamento (UE) 2020/852. Il Regolamento delegato (UE) 2021/2139, adottato in attuazione della Tassonomia, raggruppa i pericoli in quattro famiglie (temperatura, vento, acqua e massa solida) e per ciascuna distingue i fenomeni acuti da quelli cronici.
Le due tipologie di rischio fisico sono:
I rischi di transizione sono legati ai cambiamenti di regole, tecnologie e mercati che accompagnano il percorso verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Per un gestore di infrastrutture si traducono in:
La CSRD applica a entrambe le categorie il principio della doppia materialità. L’impresa valuta l’impatto delle proprie attività su ambiente e persone (materialità d’impatto) e, in parallelo, gli effetti che clima e transizione producono sui propri risultati economici (materialità finanziaria).
Per la governance questo significa portare i rischi climatici nelle valutazioni del consiglio di amministrazione e nei piani industriali, con informazioni sottoposte all’attestazione di un revisore.
Con la Direttiva (UE) 2026/470, in vigore dal 18 marzo 2026, l’obbligo di rendicontazione si concentra sulle imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto. Per i grandi gestori di infrastrutture che superano queste soglie, la rendicontazione dei rischi climatici resta un obbligo.
Quando l’incertezza è la regola, la resilienza deve essere una scelta sistemica: una strategia lungimirante, fondata su basi scientifiche.
La valutazione dei rischi climatici nelle infrastrutture lineari deve coprire l’intera rete.
Un elettrodotto, una linea ferroviaria o un’autostrada attraversano per centinaia di chilometri territori esposti a pericoli diversi. Il danno a un singolo segmento può propagarsi lungo le connessioni. Un nodo danneggiato può bloccare un’intera area e generare interruzioni di servizio a cascata sulle infrastrutture collegate.
Vediamo due esempi concreti:
Per confrontare scenari così diversi, la valutazione deve incrociare per ogni segmento della rete pericolosità (Hazard), esposizione (Exposure) e vulnerabilità (Vulnerability). Emergono così le tratte e gli asset critici in cui il rischio si concentra, oggi e negli scenari climatici futuri.
Airis, la piattaforma di Eoliann, svolge questa analisi su asset puntuali e infrastrutture lineari. Combina dati satellitari, intelligenza artificiale e modelli scientifici per stimare probabilità, intensità e impatto fisico ed economico di vento estremo, incendi boschivi, alluvioni e frane, con proiezioni fino al 2050.
Gli stessi risultati alimentano la rendicontazione CSRD e la manutenzione predittiva.
Rifacendoci agli esempi, un DSO può programmare il taglio della vegetazione lungo le dorsali più esposte al vento, mentre un TSO può pianificare interventi sulle linee che attraversano aree ad alto rischio di incendio.
La resilienza climatica e la continuità operativa producono valore quando entrano nel ciclo di pianificazione degli investimenti.
Una stima di expected loss, cioè la perdita economica media attesa per asset o tratta, permette di confrontare il costo di un intervento preventivo con quello dei danni e dei disservizi che evita.
Per CFO e Risk Manager i dati predittivi diventano la base per motivare le scelte di budget davanti al consiglio di amministrazione e agli investitori istituzionali. Le stesse analisi documentano come l’impresa gestisce rischi fisici e rischi di transizione.
Una rendicontazione fondata su dati scientifici limita l’esposizione alle sanzioni amministrative previste per un’informativa non conforme, mentre gli interventi preventivi riducono i danni materiali.
I benefici per l’azienda riguardano sia gli investimenti sia la gestione:
Per ottenerli servono stime di rischio calcolate sul singolo asset e sulla singola tratta, espresse in valori economici confrontabili con il costo degli interventi.
Prenota una demo personalizzata di Airis e scopri come trasformare il rischio climatico in decisioni operative.
I rischi fisici derivano direttamente dall’impatto materiale dei cambiamenti climatici sugli asset aziendali (come alluvioni o ondate di calore). I rischi di transizione derivano invece dal processo di transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, includendo variazioni normative, evoluzioni tecnologiche e dinamiche reputazionali o di mercato.
Sebbene il D.Lgs. 81/08 si focalizzi sulla protezione dei lavoratori (es. esposizione a temperature estreme o rumore), la CSRD richiede alle aziende di valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sui propri asset. Se un’infrastruttura non è resiliente, gli interventi di ripristino in condizioni meteorologiche estreme espongono direttamente il personale a rischi fisici sul lavoro più elevati, unendo i due profili di tutela.
Attraverso piattaforme basate su dati geospaziali come Airis di Eoliann, è possibile combinare modelli matematici e climatici per calcolare la probabilità, l’intensità e i potenziali impatti economici degli eventi climatici estremi sui singoli nodi di una rete infrastrutturale, permettendo di pianificare manutenzioni preventive e allocare in modo strategico il CAPEX.
Alluvioni, frane, incendi boschivi, vento estremo e ondate di calore colpiscono in modo diverso i segmenti di elettrodotti, ferrovie e strade. Per questo la valutazione analizza ogni tratta e i nodi strategici, perché un’interruzione locale può fermare il servizio su tutta la rete.
Scopri i contenuti correlati.
Vuoi andare più a fondo?