In uno sguardo

Data: 15 Lug 2026
Autore: Eoliann
Tempo di lettura: 8 min
Approfondimenti

Direttiva CER 2026: dalla compliance alla previsione del rischio climatico

La Direttiva CER introduce un nuovo approccio alla resilienza dei soggetti critici, chiedendo di valutare e gestire i rischi che possono compromettere la continuità dei servizi essenziali.

La Direttiva UE 2022/2557, recepita in Italia con il D.Lgs. 134/2024, entra nel vivo nel 2026 con l’individuazione dei soggetti critici e l’avvio degli obblighi operativi.

Per le organizzazioni non basta più dimostrare la conformità normativa.

Diventa necessario comprendere come eventi naturali, cambiamenti climatici e altri fattori di rischio possano influenzare infrastrutture e servizi essenziali.

In questo articolo analizziamo cosa prevede la normativa e quali implicazioni ha per energia, trasporti e infrastrutture di telecomunicazione.

Direttiva CER: cos’è e perché il 2026 è un anno decisivo

La Direttiva CER (Critical Entities Resilience), ovvero la Direttiva UE 2022/2557, è la normativa europea che rafforza la resilienza dei soggetti critici chiamati a garantire servizi essenziali.

L’obiettivo è migliorare la capacità di prevenire, resistere, rispondere e riprendersi da eventi che potrebbero comprometterne il funzionamento.

La direttiva supera il precedente concetto di infrastruttura critica e introduce quello più ampio di soggetto critico, includendo le organizzazioni che erogano servizi essenziali per il funzionamento della società e dell’economia.

In Italia la normativa è stata recepita con il D.Lgs. 134/2024, che definisce il percorso di attuazione nazionale della resilienza dei soggetti critici.

Il 2026 segna l’avvio della fase operativa della Direttiva CER. Le principali scadenze previste sono:

  • 17 gennaio 2026 – individuazione dei soggetti ritenuti critici secondo i criteri stabiliti dalla normativa.
  • 17 luglio 2026 – adozione dell’elenco nazionale dei soggetti critici e successiva notifica ai soggetti inclusi.

Questo processo si inserisce nella prima “Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici”, prevista dal decreto di recepimento e finalizzata a rafforzare la capacità del Paese di affrontare rischi naturali, tecnologici e di altra natura.

Quali obblighi comporta l’adeguamento alla Direttiva CER

Gli obblighi in breve

  1. Valutare i rischi che possono interrompere i servizi essenziali.
  2. Individuare asset, funzioni e interdipendenze critiche.
  3. Adottare misure tecniche e organizzative proporzionate.
  4. Predisporre e aggiornare il piano di resilienza.
  5. Gestire e notificare gli incidenti rilevanti.

Principali obblighi per i soggetti critici

Un soggetto viene identificato come soggetto critico quando eroga uno o più servizi essenziali, opera attraverso infrastrutture presenti sul territorio nazionale e un’interruzione delle proprie attività potrebbe produrre effetti negativi rilevanti per la collettività o per il sistema economico.

La definizione è contenuta all’articolo 2, comma 1 (lettera a) del D.Lgs. 134/2024: “«soggetto critico»: un soggetto pubblico o privato individuato, ai sensi dell’articolo 8, nell’ambito delle categorie di soggetti che operano nei settori e sottosettori di cui all’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto”.

Per questi soggetti la Direttiva CER introduce un insieme di obblighi che vanno oltre la semplice conformità documentale.

Ogni organizzazione deve:

  • Effettuare una valutazione dei rischi che possono compromettere la continuità dei servizi essenziali.
  • Considerare rischi naturali, eventi causati dall’uomo, interdipendenze ed effetti a cascata.
  • Individuare gli asset e le infrastrutture indispensabili all’erogazione del servizio.
  • Adottare misure tecniche, organizzative e di sicurezza proporzionate ai rischi individuati.
  • Prevedere misure di prevenzione, protezione, risposta e ripristino.
  • Integrare misure di adattamento ai cambiamenti climatici.
  • Predisporre e aggiornare un piano di resilienza.
  • Nominare un referente responsabile.
  • Notificare gli incidenti rilevanti secondo le modalità previste.

L’adeguamento alla Direttiva CER non coincide con la produzione di documenti. La valutazione dei rischi deve tradursi in interventi concreti, proporzionati al livello di esposizione e orientati a garantire la continuità dei servizi essenziali.

Cosa significa la Direttiva CER per energia, trasporti e telecomunicazioni

La Direttiva CER adotta un approccio multirischio, che comprende anche eventi naturali e cambiamenti climatici.

La resilienza non riguarda solo la sicurezza fisica o informatica, ma anche la capacità delle infrastrutture di continuare a operare durante eventi come alluvioni, incendi, ondate di calore, frane o fenomeni meteorologici estremi.

Energia

Nel settore energetico la valutazione riguarda impianti di produzione, sottostazioni, linee elettriche e reti di distribuzione.

La Direttiva CER richiede di identificare gli asset maggiormente esposti a fenomeni come alluvioni, caldo estremo, incendi, vento intenso, frane e siccità, valutandone il potenziale impatto sulla continuità del servizio.

Queste analisi supportano la definizione delle priorità di manutenzione, degli interventi di protezione, della ridondanza delle infrastrutture e delle misure di adattamento climatico.

Trasporti

Per il settore dei trasporti l’attenzione si concentra su reti ferroviarie e stradali, porti, aeroporti e principali nodi logistici.

L’obiettivo è individuare le tratte e le infrastrutture maggiormente vulnerabili agli eventi naturali, valutando le possibili interruzioni del servizio, l’accessibilità delle reti e la disponibilità di percorsi alternativi.

Queste informazioni consentono di pianificare gli investimenti e rafforzare la continuità operativa delle infrastrutture più strategiche.

Telecomunicazioni

Per i soggetti formalmente individuati come critici, la valutazione riguarda torri, stazioni radio base, nodi di rete e collegamenti distribuiti. In Italia, tuttavia, il D.Lgs. 134/2024 prevede per i soggetti critici di questo settore l’applicazione della specifica disciplina settoriale e non dei principali obblighi operativi CER.

La valutazione del rischio climatico richiede di individuare gli asset maggiormente esposti a caldo estremo, vento, incendi, frane e alluvioni, considerando anche le dipendenze energetiche, territoriali e logistiche.

Queste analisi supportano la definizione delle priorità di manutenzione, degli interventi di protezione, della ridondanza della rete e delle misure di adattamento necessarie a garantire la continuità del servizio.

Come Airis supporta la valutazione e la gestione del rischio climatico

La Direttiva CER richiede di valutare il rischio naturale in modo strutturato, considerando l’esposizione degli asset e la loro capacità di garantire la continuità dei servizi essenziali.

Le analisi basate esclusivamente sui dati storici non sono sufficienti.

I cambiamenti climatici stanno modificando frequenza, intensità e distribuzione degli eventi estremi, rendendo necessario integrare scenari futuri e valutazioni previsionali.

Airis è la piattaforma di Eoliann che rende i rischi climatici prevedibili attraverso l’analisi della probabilità, dell’intensità e dell’impatto fisico ed economico degli eventi su asset e reti infrastrutturali.

La piattaforma integra dati satellitari, informazioni geospaziali e modelli proprietari di intelligenza artificiale per analizzare sia le condizioni attuali sia gli scenari climatici futuri, con una copertura europea e proiezioni fino al 2050.

Airis è progettata per gestire sia asset puntuali, come impianti e sottostazioni, sia infrastrutture lineari, come reti elettriche, strade e ferrovie. Questo permette di valutare portafogli estesi di asset mantenendo una lettura omogenea del rischio.

L’analisi restituisce mappe di esposizione, confronta gli scenari climatici e individua gli hotspot in cui gli impatti attesi risultano più significativi.

Gli asset vengono classificati in funzione della loro vulnerabilità e del potenziale impatto sulla continuità operativa, così da supportare la definizione delle priorità di intervento.

Queste informazioni aiutano i gestori delle infrastrutture a:

  • Pianificare misure di resilienza e adattamento
  • Orientare gli investimenti
  • Programmare la manutenzione
  • Prendere decisioni basate su dati oggettivi e scenari forward-looking

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Airis e Direttiva CER

Esigenza della Direttiva CERIl supporto di Airis
Valutare il rischio naturale sugli asset criticiAnalizza probabilità, intensità e impatto fisico ed economico degli eventi climatici.
Superare le analisi basate solo sui dati storiciIntegra scenari climatici futuri e proiezioni fino al 2050.
Analizzare portafogli complessi di assetGestisce asset puntuali e infrastrutture lineari su un’unica piattaforma.
Individuare gli asset più vulnerabiliClassifica gli asset in base all’esposizione e al potenziale impatto sulla continuità operativa.
Identificare le aree più criticheRestituisce mappe di esposizione e individua gli hotspot di rischio.
Definire le priorità di interventoSupporta la prioritizzazione di manutenzione, investimenti e misure di resilienza.
Pianificare interventi di adattamentoConfronta scenari climatici attuali e futuri per orientare le decisioni.
Basare le decisioni su dati oggettiviCombina dati satellitari, informazioni geospaziali e modelli proprietari di intelligenza artificiale.

Valuta il rischio climatico dei tuoi asset.

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FAQ

Che cos’è la Direttiva CER?

La Direttiva CER (Critical Entities Resilience) è la normativa europea che rafforza la resilienza dei soggetti critici che gestiscono servizi essenziali. Richiede di valutare i rischi, adottare misure di protezione e predisporre piani per garantire la continuità operativa.

Quali obblighi prevede la Direttiva CER per i soggetti critici?

I soggetti critici devono valutare i rischi naturali e antropici, individuare gli asset essenziali, adottare misure di resilienza, predisporre un piano di resilienza e notificare gli incidenti rilevanti secondo quanto previsto dalla normativa.

Qual è la differenza tra Direttiva CER e Direttiva NIS2?

La Direttiva CER riguarda la resilienza fisica e operativa dei soggetti critici rispetto a eventi naturali e altre minacce. La Direttiva NIS2 disciplina invece la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi. Le due normative affrontano aspetti diversi ma complementari della resilienza delle infrastrutture.

La Direttiva CER si applica anche alle infrastrutture di telecomunicazione?

Sì. Le infrastrutture digitali rientrano tra i settori individuati dalla Direttiva CER. In Italia, tuttavia, ai soggetti critici di questo settore si applica la specifica disciplina settoriale e non i principali obblighi operativi previsti dalla CER.

Con quale frequenza deve essere aggiornata la valutazione dei rischi?

La Direttiva CER richiede che la valutazione dei rischi venga mantenuta aggiornata e rivista periodicamente, oltre che in occasione di cambiamenti rilevanti che possano modificare il profilo di rischio dell’organizzazione o delle infrastrutture.

Come possono i modelli predittivi supportare la resilienza delle infrastrutture critiche?

I modelli predittivi permettono di stimare come il rischio climatico possa evolvere nel tempo e quale impatto potenziale possa avere sugli asset. Integrando dati satellitari, informazioni geospaziali e scenari climatici futuri, supportano la prioritizzazione degli interventi, la pianificazione della manutenzione e le decisioni di adattamento, rafforzando la continuità dei servizi essenziali.

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