In uno sguardo

Data: 05 Giu 2026
Autore: Eoliann
Tempo di lettura: 11 min
Approfondimenti

Climate Risk Model: che cos’è e come trasforma il rischio climatico in decisioni operative

Quando il clima cambia più rapidamente delle infrastrutture, la differenza non la fa la capacità di reagire all’evento, ma quella di comprenderne in anticipo le possibili conseguenze.

Se il Climate Risk Assessment definisce il processo con cui si analizzano hazard, esposizione e vulnerabilità, il Climate Risk Model rappresenta il motore analitico che permette di stimare probabilità degli eventi climatici, intensità dei fenomeni, fragilità degli asset, impatti economici e funzionali e priorità di intervento.

Il suo obiettivo è rendere il rischio misurabile e utilizzabile nelle decisioni, non descriverlo in modo teorico.

In questo articolo parliamo di:

  • Cos’è un Climate Risk Model
  • In cosa si differenzia dai climate change models
  • Quali dati utilizza
  • Come lavora con scenari probabilistici
  • Come viene validato
  • Come supporta CAPEX, OPEX, continuità operativa e resilienza

Che cos’è un Climate Risk Model

Un Climate Risk Model è un modello analitico progettato per stimare il rischio climatico fisico su asset, infrastrutture, reti, processi operativi e sistemi aziendali. Combina dati climatici, geospaziali, fisici, operativi ed economici per trasformare informazioni complesse in indicatori utilizzabili per il processo decisionale.

Nel Climate Risk Assessment vengono analizzate tre dimensioni fondamentali: hazard, exposure, vulnerability.

Il Climate Risk Model integra queste componenti e le traduce in valutazioni quantitative o semi-quantitative degli impatti attesi.

ComponenteFunzione nel modelloEsempio
HazardIdentifica il pericolo climaticoAlluvione
ExposureValuta dove si trova l’assetImpianto vicino a un’area flood-prone
VulnerabilityMisura la fragilità dell’assetProtezioni insufficienti
ImpactStima l’effetto potenzialeDowntime, danno fisico, aumento costi

La finalità non è prevedere il meteo o determinare con certezza assoluta cosa accadrà in futuro. Il modello serve piuttosto a stimare scenari plausibili di rischio e a supportare decisioni concrete su dove intervenire, con quale priorità e con quale livello di investimento.

Il valore di un modello non si misura dalla capacità di eliminare l’incertezza, ma dalla sua capacità di renderla leggibile e governabile.

In questo modo il rischio climatico smette di essere un’informazione isolata e diventa un elemento integrabile nei processi aziendali e nelle strategie di adattamento.

Differenza tra Climate Risk Model e Climate Change Models

I due strumenti sono diversi ma complementari, perché rispondono a domande differenti:

  • Climate Change Model → “come cambia il clima?”
  • Climate Risk Model → “che impatto può avere questo cambiamento sui miei asset?”

Climate Change Models

Climate Change Models simulano l’evoluzione del sistema climatico nel tempo. Analizzano variabili come:

  • Temperature
  • Precipitazioni
  • Livello del mare
  • Frequenza degli eventi estremi
  • Intensità degli hazard
  • Pattern climatici futuri

Questi modelli aiutano a comprendere come potrebbe evolvere il clima nei prossimi decenni sulla base di differenti scenari emissivi.

Climate Risk Models

Climate Risk Models aggiungono alle variabili dei Climate Change Models ulteriori livelli di analisi collegati agli asset e alle attività che devono essere protetti:

  • Asset fisici
  • Infrastrutture critiche
  • Vulnerabilità locali
  • Costi operativi
  • Perdite economiche
  • Continuità del servizio
  • Priorità decisionali

Esempio di integrazione dei due modelli

Immaginiamo un impianto industriale situato vicino a un fiume in un’area che negli ultimi decenni ha registrato eventi alluvionali sempre più frequenti.

Un Climate Change Model può mostrare che, nei prossimi trent’anni, in quel territorio aumenteranno intensità e frequenza delle precipitazioni estreme, rendendo più probabili episodi di esondazione.

Un Climate Risk Model utilizza queste informazioni per valutare come quel cambiamento potrebbe incidere sull’impianto. Può stimare la probabilità di allagamento delle aree produttive, i possibili danni alle apparecchiature, i giorni di fermo attività attesi e gli impatti economici associati, aiutando a definire priorità di intervento e investimenti per l’adattamento.

Due modelli, due prospettive sul rischio: sintesi delle differenze

AspettoClimate Change ModelClimate Risk Model
ObiettivoSimulare l’evoluzione climaticaStimare impatti su asset e operations
Domanda principaleCome cambia il clima?Quali asset sono più a rischio?
OutputScenari climaticiRisk score, danni attesi, priorità
Dati principaliVariabili climaticheClima, asset, vulnerabilità e costi
UtilizzoRicerca e scenario planningDecisioni operative e investimenti

Perché utilizzare un Climate Risk Model per asset e infrastrutture?

Due asset apparentemente simili possono presentare livelli di rischio molto diversi in base alla loro posizione geografica, alla quota altimetrica, alla vicinanza a fiumi, coste o aree franose, alle caratteristiche costruttive, al livello di manutenzione, alla ridondanza operativa, alle dipendenze da reti esterne e alla loro criticità per la continuità operativa.

Un Climate Risk Model serve a capire come il rischio può tradursi in conseguenze concrete sugli asset e quali interventi possono ridurne gli impatti nel tempo.

Permette di:

  • Identificare le strutture più esposte
  • Stimare impatti fisici ed economici
  • Definire priorità di intervento
  • Supportare piani di adattamento
  • Ridurre downtime e costi non previsti
  • Rafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche

È attraverso la capacità di collegare scenari climatici, vulnerabilità e possibili conseguenze che il rischio diventa una variabile concreta a supporto delle decisioni.

Da un modello accurato è possibile stabilire che:

  • Una linea ferroviaria esposta a heat stress può richiedere interventi sui materiali o nuove strategie manutentive.
  • Una sottostazione elettrica situata in un’area soggetta a incendi boschivi può richiedere fasce di protezione, sistemi di monitoraggio dedicati e interventi per ridurre la vulnerabilità delle infrastrutture più esposte.
  • Un nodo logistico esposto a precipitazioni estreme può generare ritardi lungo l’intera supply chain, mentre una rete idrica soggetta a periodi prolungati di siccità può richiedere investimenti in ridondanza e fonti alternative di approvvigionamento.

Come il modello supporta le decisioni

AssetRischio climatico rilevanteDecisione supportata dal modello
Sottostazione elettricaAlluvione, vento estremoPriorità di protezione fisica e continuità
Linea ferroviariaCaldo estremo, frane, piogge intenseManutenzione predittiva e adattamento
Nodo logisticoPrecipitazioni estreme, heatstressContinuità operativa e riduzione downtime
Rete idricaSiccità, frane, alluvioniInvestimenti in resilienza e ridondanza
Impianto industrialeIncendi, vento, caldo estremoStrategie di protezione e continuità produttiva

Modelli probabilistici di rischio climatico

modelli probabilistici di rischio climatico rappresentano oggi uno degli approcci più avanzati nella valutazione del rischio fisico.

A differenza dei modelli deterministici, non restituiscono un singolo valore assoluto, ma producono una distribuzione di possibili scenari, associando a ciascuno una probabilità di accadimento.

Questo approccio è particolarmente utile perché il rischio climatico contiene inevitabilmente margini di incertezza.

Questo tipo di modello può stimare:

  • Probabilità di accadimento di un evento
  • Intensità attesa
  • Frequenza di superamento di soglie critiche
  • Danno potenziale
  • Impatto economico medio

Tra gli output più utilizzati troviamo:

  • Annual Expected Loss (AEL) → esempio: perdita economica media annua attesa di 500.000 €
  • Risk Score → esempio: asset classificato con rischio elevato pari a 8,5/10
  • Downtime Probability → esempio: 25% di probabilità di fermo operativo entro il 2050
  • Scenario 1-in-100 years → esempio: evento con probabilità dell’1% di verificarsi ogni anno

Quando il rischio viene tradotto in informazioni chiare, diventa più semplice valutare le opzioni disponibili e orientare le decisioni.

Chi gestisce asset e infrastrutture può:

  • Confrontare diverse opzioni di investimento
  • Valutare i trade-off tra possibili interventi
  • Definire livelli di rischio accettabile
  • Stabilire priorità di adattamento sulla base di evidenze quantitative

Dati di input per un Climate Risk Model

La qualità di un modello dipende direttamente dalla qualità dei dati che lo alimentano.

Più i dati sono accurati, granulari e aggiornati, maggiore sarà l’affidabilità delle stime prodotte.

Nel Climate Risk Assessment i dati geospaziali rappresentano già una componente fondamentale. All’interno di un Climate Risk Model diventano invece uno degli elementi centrali per la simulazione degli scenari e la quantificazione degli impatti.

Le principali categorie di input comprendono:

Dati climatici

  • Serie storiche
  • Temperature
  • Precipitazioni
  • Vento
  • Siccità
  • Livello del mare
  • Scenari climatici futuri

Dati geospaziali

  • Coordinate degli asset
  • Altimetria
  • Uso del suolo
  • Distanza da fiumi o coste
  • Mappe di pericolosità

Dati sugli asset

  • Tipologia infrastrutturale
  • Età
  • Materiali
  • Standard progettuali
  • Stato manutentivo

Dati operativi ed economici

  • Costi di fermo impianto
  • Costi manutentivi
  • CAPEX
  • OPEX
  • Criticità operativa

Il ruolo dei dati nella costruzione del modello

Categoria datiEsempiPerché è utile
ClimaticiPiogge, temperature, ventoDefiniscono l’hazard
GeospazialiCoordinate, altimetriaMisurano l’esposizione
AssetMateriali, età, progettazioneValutano la vulnerabilità
Economici e operativiCAPEX, OPEX, downtimeQuantificano l’impatto

Come avviene la validazione dei modelli di rischio

La validazione dei modelli di rischio è ciò che permette di distinguere un risultato affidabile da un output difficile da interpretare o utilizzare nelle decisioni.

Per questo ogni Climate Risk Model deve essere sottoposto a verifiche continue che ne valutino solidità, coerenza e capacità di rappresentare il rischio in modo realistico.

Questo richiede analisi condotte su più livelli:

  • Backtesting su dati passati
  • Controllo delle assunzioni alla base del modello
  • Verifica della qualità e completezza dei dataset utilizzati
  • Analisi di sensibilità rispetto alle variabili più rilevanti

La validazione non serve soltanto a misurare l’accuratezza delle simulazioni. Serve anche a comprendere come il modello reagisce al cambiamento delle condizioni iniziali e quanto siano solide le sue stime in contesti differenti.

Per questo un modello non dovrebbe essere valutato esclusivamente per la sua complessità tecnica. Diventano altrettanto importanti:

  • Trasparenza delle metodologie utilizzate
  • Coerenza dell’impianto analitico
  • Possibilità di aggiornamento nel tempo
  • Capacità di produrre insight realmente utilizzabili

Uno degli errori più comuni consiste nell’affidarsi a un output numerico senza comprendere le ipotesi, i limiti e i margini di incertezza che ne influenzano il risultato.

Le best practice più avanzate non si limitano a restituire un risultato numerico. Ogni output viene accompagnato da spiegazioni metodologiche, livelli di confidenza e scenari alternativi che aiutano a interpretare correttamente il rischio e a utilizzarlo nelle decisioni.

Integrazione dei modelli nei processi aziendali

Un Climate Risk Model crea valore solo quando diventa parte del processo decisionale. Non è uno strumento da consultare occasionalmente, ma una base informativa che supporta scelte operative, strategiche e di investimento.

L’integrazione dei modelli nei processi aziendali contribuisce a migliorare attività come:

  • Asset management
  • Manutenzione predittiva
  • Business continuity
  • Pianificazione degli investimenti
  • Procurement
  • Risk management
  • Strategie di adattamento climatico

Perché questo avvenga, il modello deve essere inserito in un processo continuo che accompagna l’intero ciclo di gestione degli asset.

L’integrazione del modello nei processi aziendali si sviluppa attraverso alcune attività chiave:

  • Raccolta e aggiornamento delle informazioni sugli asset
  • Modellazione del rischio sulla base di dati climatici, territoriali e operativi
  • Identificazione e prioritizzazione degli asset più critici
  • Definizione degli interventi di mitigazione, adattamento o protezione
  • Monitoraggio continuo e aggiornamento periodico degli scenari

Il modello non deve essere considerato un’analisi una tantum. Per continuare a supportare decisioni efficaci deve evolvere insieme agli asset, alle condizioni operative e agli scenari climatici, diventando uno strumento vivo capace di accompagnare l’organizzazione nel tempo.

Dal modello alla decisione: il ruolo di Airis

Ogni decisione resiliente nasce dalla capacità di collegare ciò che potrebbe accadere a ciò che è possibile fare oggi.

Airis è la piattaforma sviluppata da Eoliann per trasformare dati climatici complessi in indicazioni operative.

Integrando dati climatici, geospaziali e asset-level, consente di analizzare il rischio fisico su infrastrutture e asset strategici, osservandone l’evoluzione in diversi scenari climatici.

Attraverso mappe, indicatori e modelli ad alta risoluzione, Airis permette di:

  • Integrare dati climatici, territoriali e informazioni sugli asset in un unico ambiente di analisi
  • Modellare il rischio fisico su infrastrutture e reti
  • Visualizzare scenari presenti e futuri fino al singolo asset
  • Identificare esposizione, vulnerabilità e priorità di intervento
  • Supportare decisioni relative a CAPEX, OPEX e continuità operativa
  • Pianificare azioni di adattamento basate su evidenze quantitative

In questo modo il rischio climatico diventa un’informazione utilizzabile per definire priorità, indirizzare gli investimenti e preparare asset e infrastrutture alle condizioni future.

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FAQ

Quali dati servono per costruire un climate risk model?

Un Climate Risk Model utilizza diverse categorie di dati, tra cui dati climatici storici e futuri, informazioni geospaziali, caratteristiche fisiche degli asset, indicatori di vulnerabilità, costi operativi, CAPEX, OPEX e informazioni sulla criticità dell’asset per il business o per la continuità operativa.

Perché usare modelli probabilistici nel rischio climatico?

Il rischio climatico è caratterizzato da un livello intrinseco di incertezza. I modelli probabilistici consentono di valutare molteplici scenari possibili, stimare probabilità di accadimento e quantificare diversi livelli di impatto, fornendo una base più robusta per le decisioni di adattamento e investimento.

Come un Climate Risk Model supporta CAPEX e OPEX?

Un Climate Risk Model aiuta a identificare dove investire per ridurre vulnerabilità future e dove intervenire per contenere costi operativi, manutenzioni straordinarie, downtime e inefficienze. In questo modo supporta una pianificazione più efficace sia degli investimenti infrastrutturali sia della gestione operativa nel lungo periodo.

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